Ambiente come risorsa.
Innovazione come motore dello sviluppo.
Legalità come etica della politica e di governo del territorio.

Questi sono gli ambiti centrali su cui fondare una nuova politica riformista di sinistra e un progetto di futuro per l’Italia che sia credibile, praticabile e riconoscibile tra gli elettori.
La crisi epocale che viviamo va colta come un’opportunità storica di cambiamento per ricostruire un modello di sviluppo su basi nuove, poiché dalle grandi crisi si esce solo cambiando rotta. La sfida è molto grande perché si tratta dire agli italiani dove vogliamo portare il Paese, come vogliamo ridargli un ruolo in Europa e nel mondo. Non basta avere un programma di governo credibile ed efficace: servono anche un’idea e una visione di futuro possibile per l’Italia. Noi vogliamo consegnare questa chiave di lettura a tutto il partito. Dobbiamo dare all’Italia un “nuovo lievito” per un “nuovo pane”, imparando dalle esperienze passate per non ripetere gli stessi errori. E’ la storia che abbiamo alle spalle che ci deve portare oggi ad uscire dai soliti binari per tracciare una strada nuova: quella della sostenibilità della politica e della fiducia verso i cittadini.
La cultura dell’ecologismo, come la cultura della differenza e delle libertà femminili, dei diritti umani, del pacifismo, deve affermarsi in maniera trasversale a tutte le politiche come valore ri-fondativo del PD, della sinistra e della cultura politica di un Paese.
Uscire dalla crisi si può? Come far ripartire l’economia e come si crea lavoro? La giusta rotta sta nella green economy, nel passaggio da un’economia lineare ad un’economia circolare, nel cambiamento culturale verso una nuova concezione di benessere e di stili di vita secondo un sano principio: bene-essere e non solo bene-avere. La ricchezza non si produce con la finanza, ma creando e conservando lavoro, occupazione, stabilità. Il “cerchio” dell’economia deve realizzarsi combinando tutti gli anelli del sistema, da quelli del processo produttivo, a quelli del ciclo di vita delle persone, compresa l’età pensionabile, a quelli della qualità ambientale, sociale, economica. Ciò che in sintesi costituisce la sostenibilità di un Paese come insieme delle risorse disponibili. D’altro canto, l’innovazione tecnologica non può portare riduzione di lavoro né deve anche reinventare il mercato del lavoro, così come creare nuovi lavori non deve significare una gig economy che porti alla mercificazione della persona, della forza lavoro, a offendere la dignità della persona.
Città intelligenti per Ricostruire l’Italia. L’obiettivo è costruire smart cities in cui questione urbana, questione sociale e questione ecologica s’intreccino. Le città viste non più come luoghi del consumo intensivo di risorse, dell’inquinamento, ma come i luoghi più efficaci in cui organizzare, su grande scala, la vita e le attività umane, l’impresa, la ricerca e il lavoro, la sicurezza del territorio. Le città in Italia, in Europa e nel mondo avanzato stanno realizzando interventi in campo energetico, nella gestione delle risorse naturali, nello sviluppo delle reti tecnologiche, nella mobilità, per creare strutture urbane capaci di stimolare e supportare stili di vita sostenibili. Il PD deve diventare un protagonista di questa cultura riformista delle città che cambiano.
Fiscalità ecologica. Spostare il carico fiscale dai redditi da lavoro e da impresa ai consumi di risorse naturali, di energia e di materie prime e sulle attività a più alto impatto ambientale, con appropriati incentivi e disincentivi. Riformare la fiscalità urbanistica rovesciando la logica perversa che oggi induce ancora molti Comuni, anche a causa delle ristrettezze finanziarie, ad incrementare il consumo di suolo, premiando al contrario la riqualificazione delle città e del patrimonio edilizio esistente;
Made in Italy, agricoltura, turismo, parchi: la sfida della qualità. Occorre incrociare la modernizzazione ecologica del sistema manifatturiero con la valorizzazione delle vocazioni del nostro Paese, con quel saper fare “le cose belle che piacciono al mondo”, ciò che costituisce un tratto distintivo della nostra identità nazionale;
Clima ed energia. Puntare su una strategia di efficienza energetica e sullo sviluppo delle rinnovabili per arrivare a produrre entro il 2030 almeno il 50% dell’elettricità da fonti rinnovabili e a ridurre dell’80% le emissioni di gas serra entro il 2050.
Opere pubbliche. Le priorità sono la difesa del suolo, la prevenzione del dissesto idrogeologico, la manutenzione del territorio, la lotta all’abusivismo, il freno al consumo di suolo, la delocalizzazione degli insediamenti ad elevato rischio per la salute e per l’ambiente e la modernizzazione del sistema dei trasporti;
Servizi pubblici locali. Servono investimenti anche con modalità innovative di finanziamento, per ammodernare e garantire un’efficiente gestione industriale di impianti e infrastrutture a partire dalla rete degli acquedotti e depuratori. Sui rifiuti, in particolare, siamo ancora arretrati rispetto alla necessità di realizzare una politica che sia buona ed efficace e sia quindi in grado di raggiungere obiettivi di economia circolare. Ciò, in modo particolare, nell’avvio al riciclo di almeno il 50% dei rifiuti urbani in modo da valorizzare il recupero dei materiali usati.
Decarbonizzazione dell’economia e mobilità sostenibile. Tornare ad investire nella realizzazione di sistemi di mobilità alternativa per persone e merci – ferrovie locali, tramvie, metropolitane, treni per i pendolari, autobus a basso impatto ambientale, sostegno alla ricerca e all’innovazione dell’industria automobilistica, passaggio delle merci dalla gomma alla ferrovia ed al cabotaggio, trasporto fluviale – è una priorità per la modernizzazione dell’Italia e per il rilancio dell’economia.
Legalità, lotta alle ecomafie, meno burocrazia. Affermare la legalità come concezione è una condizione indispensabile per la ricostruzione dell’Italia: lotta all’abusivismo edilizio e alle ecomafie, contrasto al lavoro nero e all’evasione fiscale, trasparenza nella pubblica amministrazione, sono condizioni fondamentali. Così come la riforma del sistema dei controlli ambientali e la semplificazione della burocrazia.
Lavoro verde. Green economy e green job significano riconversione e/o riqualificazione di attività esistenti. Bisogna però investire di più e meglio su capitale umano e sulla formazione e ricerca affinché corrispondano meglio e realmente alle esigenze del mondo produttivo e agli obiettivi di sviluppo dell’economia verde, il nostro futuro.

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