di Isabella Ippoliti

 

Psicologa del lavoro, da oltre vent’anni opero nel campo delle politiche attive del lavoro, curando i progetti finalizzati ad accrescere il benessere delle persone con disabilità. Sono iscritta al PD dalla sua fondazione, nel 2007.

Sono grata agli amici del PD di Milano che mi hanno proposta e accompagnata con simpatia nel percorso verso la candidatura nelle liste del Partito. Ugualmente, sono grata agli organi direttivi del Partito Democratico della Città Metropolitana di Milano e del Partito Democratico della Lombardia per avere valutato positivamente il contributo che posso dare alla competizione elettorale, per sostenere la candidatura di Giorgio Gori a Presidente della Regione Lombardia.
Sono persuasa di intraprendere, con questa candidatura, un’esperienza nella quale potrò riversare la sintesi di quanto acquisito nella vita e nel lavoro.
Psicologa del lavoro, da oltre vent’anni opero nel campo delle politiche attive del lavoro, curando i progetti finalizzati ad accrescere il benessere delle persone con disabilità, attraverso la riduzione delle barriere materiali e culturali, lo sviluppo delle competenze e delle capacità, favorendo il cambiamento del clima culturale nelle organizzazioni e nelle imprese.
Vi sono in Lombardia, che pure è, e di gran lunga, la regione più ricca ed evoluta, ancora troppo disagio e difficoltà sociale, diffuse tra gli anziani, i giovani disoccupati, le donne precarizzate, le persone con disabilità, i malati cronici.
Non mi pare che bastino le energie profuse dalle tantissime imprese sociali e dalle associazioni di volontariato, vero asse portante di un sistema di sostegno sociale non sempre adeguatamente supportato. La cronaca giornalistica attesta che l’eccellenza lombarda della Sanità e dei servizi socio-sanitari, che pure non è priva di sostanza, troppo spesso diviene ostaggio di pratiche clientelari che pongono il malato ed il sofferente come ostaggio di ben altre esigenze.
 I programmi di sostegno all’inserimento socio-educativo e lavorativo delle persone con disabilità non sono adeguatamente finanziati, eppure questa dovrebbe essere una delle priorità della programmazione regionale: ogni anno assistiamo alla falsa partenza delle scuole senza insegnanti di sostegno.
Egualmente, pur con tutti gli sforzi della Pubblica Amministrazione e delle imprese sociali, il bilancio dei programmi per l’inserimento lavorativo non appare soddisfacente, anche a causa del persistere di una cultura inadeguata nelle imprese e nelle organizzazioni.
Prevale, con la visione delle doti e dei singoli incentivi, una cultura particolaristica che rischia di lasciare la persona e l’impresa senza adeguati punti di riferimento, nell’adozione e gestione nel tempo di strumenti e nella messa a punto di percorsi di inserimento.
 Credo nell’intelligenza e nella passione collettiva: per questo motivo, la mia principale preoccupazione durante la campagna elettorale sarà di coinvolgere quanti condividono l’esigenza di un cambiamento, nella convinzione che anche un piccolo contributo può diventare fiume con l’aiuto di tutti.
Sono iscritta al PD dalla sua fondazione, nel 2007. Se sul fronte dei diritti il nostro Partito ha saputo proporre e difendere importanti provvedimenti, su quello del lavoro il bilancio mi pare meno positivo. Ci siamo troppo allontanati da un mondo, quello del lavoro, senza il quale una forza di sinistra difficilmente può fondare la sua autonoma ragion d’essere.
Anche per questo mi sono avvicinata alla visione di Cesare Damiano, condividendo con gli amici di Milano le iniziative per diffonderne e svilupparne le proposte. Sono convinta che le parole d’ordine di eguaglianza e lavoro come contesti sociali dove meglio fioriscono i diritti, abbiano un grande significato non solo per il passato delle grandi lotte operaie e popolari ma anche per il futuro dei nostri figli, stretti tra un presente inadeguato ed un futuro angoscioso, nel quale la diseguaglianza appare sempre più come la condizione normale da accettare e non un dramma da cancellare.
Il gravissimo caso della Lamina di Milano ci ha ricordato quanto lontano sia, anche nell’evoluto Nord, il compimento di una cultura della sicurezza diffusa ed attuata.

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